Ci sono momenti in cui tutto sembra accadere per caso. Li chiamiamo coincidenze, ma forse sono solo incontri che non sappiamo spiegare. Un attimo prima non cerchi nulla, quello dopo qualcosa ti trova. E in quell’istante capisci che certe presenze non si cercano: arrivano, quando devono, senza fare rumore.
Il fantasma del canneto
Due coppie di aironi rossi hanno scelto di nidificare nell’oasi che frequento. Non sono vicini, ma abbastanza visibili da regalarmi qualche scatto dopo l’ufficio. Ritrovarli dopo tanto tempo è una gioia semplice, fatta di attese, silenzi e della loro elegante presenza tra i canneti sommersi.
Platanthera chlorantha
Una mattina di scouting per cercare il picchio rosso che avevo fotografato al nido qualche anno fa. Per fortuna avendo ben presente la zona ho deciso di portare anche l’ottica macro.
I giorni del fango
Disteso nel fango, nel silenzio delle prime ore del giorno, attendo che la luce riveli lentamente gli abitanti di queste zone umide. Tra richiami lontani, acqua scura e movimenti appena percepiti, riscopro ancora una volta il fascino autentico di un ambiente fragile, selvatico e sorprendentemente vivo.
Le gemme del Gargano
Tre giorni nel Gargano bastano per ritrovare il ritmo lento dell’osservazione. Dopo le piogge, il sole accende i prati e fa esplodere la fioritura delle orchidee, piccole gemme nascoste nell’erba. Ogni incontro è fragile e prezioso, conferma silenziosa di una natura capace di stupire senza eccessi.
Poesia bianca
Dopo Hepatica nobilis e Erythronium dens-canis, sbocciano le Anemonoides nemorosa: delicate, luminose, difficili. Con loro ho sempre avuto un rapporto complesso, più incapacità che rifiuto. Quest’anno ho scelto di fermarmi, osservare e accettare la sfida: non dominarle, ma imparare ad assecondarle, con più pazienza e consapevolezza.
Le due meraviglie
Tra le prime fioriture invernali, l’Hepatica nobilis e l’Erythronium dens-canis regalano sempre nuove emozioni. Nel sottobosco, la luce crea magie uniche, trasformando ogni scatto in un racconto di colori e delicatezza. Fotografare questi fiori è attesa e scoperta, un dialogo continuo con la natura.
L’altra Fuerteventura
Poi c’è l’altra Fuerteventura, quella che si muove: occhi e piume sulla sabbia. Scoiattoli di terra curiosi, corvi sentinella verso Betancuria, una pantana confidente. Sulla battigia corriere grosso, voltapietre, piovanelli tridattili e, più in là, il chiurlo. Non cerco forme: cerco l’attimo, rallentando e l’isola diventa un piccolo mondo vivo.
Grande Fortuna
Dopo quasi dieci anni torno a Fuerteventura e capisco che non era solo luce o vento: era lo sguardo. Questa volta inseguo riflessi e forme astratte, dune e ombre come pennellate. Con il drone, finalmente, respiro più alto: l’isola dall’alto, essenziale e immensa, mi rimette al mio posto con gentilezza.