Poi c’è l’altra Fuerteventura, quella che si muove.
Non più linee e luce, ma occhi, piume, passi rapidi sulla sabbia e presenze che spuntano quando meno te lo aspetti.
Nel mio percorso sull’isola mi accompagna una piccola “lista” di incontri: gli scoiattoli di terra, sempre curiosi e imprevedibili; gli immancabili corvi lungo la strada per Betancuria, sentinelle scure e intelligenti, puntuali come un cartello stradale. E poi una pantana confidentissima, che mi concede tempo e distanza come se fosse il nostro appuntamento giornaliero.
Sulla battigia inizia il capitolo che preferisco: il corriere grosso, i voltapietre con quel modo deciso di ispezionare ogni cosa, i piovanelli tridattili che sembrano cucire il bordo dell’acqua con le loro corse veloci… e più in là, il chiurlo, con quel passo calmo che sa di mare d’inverno.
Sono immagini diverse da quelle dei paesaggi: meno “astratte”, più istintive. Non sto inseguendo la forma perfetta, ma l’attimo giusto. E quando arriva, mi accorgo che l’isola non è soltanto un panorama: è un piccolo mondo vivo, discreto, che ti lascia entrare solo se rallenti.











