Totano moro
Torno da un’uscita armato solo di binocolo, con un’idea precisa in testa: fotografare uno dei totani mori in abito che ho visto muoversi nella valle. Quelle livree eleganti e scure, riflesse nell’acqua del tramonto, meritano un tentativo.
So però che non sarà semplice. Il luogo, dal punto di vista logistico, è tutt’altro che favorevole: ampio, dispersivo, difficile da leggere. In posti così funziona spesso allo stesso modo: o va molto bene, o va molto male. E quasi sempre i soggetti scelgono la parte opposta rispetto a dove sei.
Ancora una volta decido quindi di affidarmi alla pazienza. Una rete mimetica, qualche canna a coprirmi, fango sotto di me e posizione rasoterra. Scomoda, umida, precaria. Ma è spesso da lì che nascono gli incontri migliori.
Quando la luce cala e si accende di rame, uno di loro si avvicina piano piano alla mia provvisoria postazione. Silenzioso, perfettamente immerso nel suo elemento, con il corpo scuro trasformato in sagoma e il riflesso che si scioglie nella superficie dorata.
In questi momenti capisci che certe fotografie non si cercano soltanto: si aspettano, si meritano un poco, restando fermi nel posto giusto abbastanza a lungo.
