Il beccapesci
Giornata strana quella sul Delta. Partenza al mattino con l’obiettivo di fare fotografia di paesaggio. Raggiungere il luogo non è impegnativo, ma la camminata è lunga e lo zaino, con tutta l’attrezzatura, chilometro dopo chilometro si fa sentire tutto. Cerco il più possibile di posizionare la fascia lombare di modo che il peso si senta meno.
Il cielo è lattiginoso, una coperta grigia senza carattere. C’è una leggera brezza a rendere mossa l’acqua, che prende quel colore salmastro tipico delle Valli del Delta e che per il mio scopo è la condizione peggiore. Intorno il silenzio, ogni tanto vola quale fenicottero, tanti gabbiani, la giornata sembra subito una di quelle “no”.
Raggiunta la meta scatto qualche lunga esposizione, più per testardaggine che per convinzione. Le foto sono senza anima, piatte. Lo so, lo vedo subito, le condizioni meteo lo confermano e dopo tanti anni capisci subito che qualcosa non va e che sarà difficile uscirne vittorioso.
Piano piano la stanchezza per l’ora e mezzo di cammino per raggiungere la meta si fa sentire, è ormai primo pomeriggio quando raggiungo la macchina dopo i chilometri del ritorno. Incomincio a pensare che oggi non è giornata ed ho sbagliato posto.
Forse ho sopravvalutato le condizioni. Nel Delta capita spesso: è una terra generosa, ma non regala nulla senza pazienza.
Girovagando senza una meta precisa provo un po’ a passare in tutti i posti che conosco: mi piace ogni volta per quanto possibile fare tutto il giro. Ed è proprio nell’ultimo luogo che finalmente qualcosa sembra cambiare: noto dei beccapesci intenti alla pesca, mi passano un paio di volte molto vicino. Non sembrano tanto interessati a me, quanto più ad alimentarsi prima che cali la sera.
Resto lì, meravigliato fino a quando la luce quasi non c’è più, a pensare a questa giornata strana.
Di quelle che ti ricordano che nel Delta non sei tu a decidere il finale.
Tu puoi solo restare. Aspettare e, quando succede, essere pronto.
