Ci sono momenti in cui ti sembra che qualcosa — o qualcuno — ti stia tendendo una mano.
Come se volesse farti un regalo inaspettato.
Una sensazione strana, che chiamiamo coincidenza solo perché non sappiamo darle un altro nome.
Un’azione invisibile, ma presente, che separa l’etereo dal reale, in una terra di mezzo sconosciuta della quale non sappiamo nulla.
È così che mi sono sentito quel giorno.
Avvicinandomi a un cespuglio, senza aspettative, senza cercare davvero, mi sono detto:
“pensa se trovassi un’empusa…”
E poco dopo, qualcosa si è mosso lì dentro.
Come tanti anni fa, quando incontrai la prima femmina di questa straordinaria mantide,
ho pensato esattamente la stessa cosa dell’Empusa pennata:
non sei tu a trovare lei.
È lei che trova te.





